Tra qualche giorno, a Roma, si riuniranno i Ministri della Giustizia e degli Interni dei Paesi del G8. Come un vero governo mondiale (altro che Nazioni unite e organismi di diritto internazionale!), il gruppo delle nazioni più sviluppate non discute più della ragione che li tiene insieme (il loro essere potenze economiche e gli interessi che li dividono o li contrappongono al resto del mondo), ma di ogni e qualsiasi argomento possano avere l'ambizione di regolare in quanto sedicenti "grandi".
Nonostante i magri risultati dell'ultimo decennio (da Seattle in poi); nonostante nei tornanti decisivi della crisi finanziaria internazionale siano stati costretti ad allungare il tavolo fino a trovare il posto per tutte le grandi economie emergenti; nonostante l'associazione di questi appuntamenti a forme violente di repressione del dissenso, fino all'abominio italiano di Genova, della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, il marchio evidentemente tira ancora, almeno nella visione provinciale dell'ospite di turno, che ne approfitta per guadagnarci un po' di propaganda a uso interno. E così Berlusconi prima imbambola gli imprenditori sardi della Maddalena, fantasticando loro dell'arrivo dei grandi della terra e poi trasferisce tutta la baracca tra le tende dei terremotati abruzzesi. E poi a ognuno il suo pezzettino: a chi il G8 dell'agricoltura, a chi quello del turismo; qualcuno addirittura abusa del marchio, come i rettori di Torino, e combina un gran casino. E finalmente arriva anche il G8 della giustizia e degli interni. Poteva mancare, in un Paese governato sotto l'effetto di una continua stimolazione all'insicurezza personale e collettiva? Naturalmente no, e sennò che gli raccontavano i nostri agli altri? Della immondizia napoletana? O dell'italianità della compagnia di bandiera? La politica italiana questa è, e questa si sorbiranno i carissimi ospiti. Due decreti, un disegno di legge, qualche altro pezzo qua e là vagante: la sicurezza è l'ossessione (collettiva) del nostro Governo e dunque la propaganda del G8 non può far mancare i suoi riflettori su questo pezzo di mondo, senza timore di sfidare il ridicolo, come nel caso della penultima sessione del meeting romano, che sarà dedicato (udite, udite) alla "sicurezza urbana": «problema affrontato per la prima volta dal G8 in considerazione della crescente sensibilità internazionale verso le tematiche del rapporto tra dimensione urbana, sicurezza e qualità della vita dei cittadini», recitano le veline di regime. Al contrario, come è noto, la verità è che al governo in Italia c'è un movimento politico che ha fatto dell'uso politico della paura il proprio principale serbatoio elettorale in gran parte dell'Italia del Nord, e il G8 deve servire anche a loro, per farsi la loro quota di propaganda.
Non sono invece irrilevanti i temi delle altre sessioni, su cui il concerto internazionale serve più delle improvvide iniziative locali: lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata e politiche migratorie. Il problema è sempre che gli andranno a dire i nostri agli altri: che i flussi migratori si fermano con i respingimenti in mare? In violazione del principio di non refoulement e dell'obbligo di prestare asilo ai rifugiati?
Pur tra mille difficoltà, Obama sta cambiando la politica Usa nella lotta al terrorismo internazionale: sta cercando di riportarla sui binari dello stato di diritto, dopo l'ubriacatura ideologica e repressiva dell'Amministrazione Bush. Intanto, in non pochi Stati dell'Unione si stanno mettendo in discussione i fondamenti e le principali aberrazioni delle politiche di sicurezza che hanno dominato gli Usa negli ultimi trent'anni. E Maroni che farà, gli andrà a raccontare che i diritti umani si fermano sulla cresta di un'onda nel mezzo del Mediterraneo? E Alfano proverà a spiegare al suo collega americano la vecchia storia degli atti di inciviltà urbana che preludono al crimine? Come se non fosse proprio quello l'incubo da cui gli Usa cercano di uscire?
La verità è che la politica della sicurezza in Italia, tutta scaricata contro gli stranieri e gli irregolari, è fuori dal mondo tanto quanto offende i diritti umani e le convenzioni internazionali. La mobilitazione dell'associazionismo e del mondo cattolico, l'attenzione severa del Presidente della Repubblica agli episodi di razzismo e alle loro "giustificazioni" istituzionali hanno finalmente schierato l'Italia civile e democratica contro la politica del Governo sulla sicurezza. La prossima scadenza elettorale europea può aiutarci a contestare in sede sopranazionale la politica di chiusura e repressione indiscriminata che il Governo sta portando avanti in Italia. Anche per questo è importante tenere alta la mobilitazione in questi giorni e non mancare l'appuntamento con le urne.
Nonostante i magri risultati dell'ultimo decennio (da Seattle in poi); nonostante nei tornanti decisivi della crisi finanziaria internazionale siano stati costretti ad allungare il tavolo fino a trovare il posto per tutte le grandi economie emergenti; nonostante l'associazione di questi appuntamenti a forme violente di repressione del dissenso, fino all'abominio italiano di Genova, della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, il marchio evidentemente tira ancora, almeno nella visione provinciale dell'ospite di turno, che ne approfitta per guadagnarci un po' di propaganda a uso interno. E così Berlusconi prima imbambola gli imprenditori sardi della Maddalena, fantasticando loro dell'arrivo dei grandi della terra e poi trasferisce tutta la baracca tra le tende dei terremotati abruzzesi. E poi a ognuno il suo pezzettino: a chi il G8 dell'agricoltura, a chi quello del turismo; qualcuno addirittura abusa del marchio, come i rettori di Torino, e combina un gran casino. E finalmente arriva anche il G8 della giustizia e degli interni. Poteva mancare, in un Paese governato sotto l'effetto di una continua stimolazione all'insicurezza personale e collettiva? Naturalmente no, e sennò che gli raccontavano i nostri agli altri? Della immondizia napoletana? O dell'italianità della compagnia di bandiera? La politica italiana questa è, e questa si sorbiranno i carissimi ospiti. Due decreti, un disegno di legge, qualche altro pezzo qua e là vagante: la sicurezza è l'ossessione (collettiva) del nostro Governo e dunque la propaganda del G8 non può far mancare i suoi riflettori su questo pezzo di mondo, senza timore di sfidare il ridicolo, come nel caso della penultima sessione del meeting romano, che sarà dedicato (udite, udite) alla "sicurezza urbana": «problema affrontato per la prima volta dal G8 in considerazione della crescente sensibilità internazionale verso le tematiche del rapporto tra dimensione urbana, sicurezza e qualità della vita dei cittadini», recitano le veline di regime. Al contrario, come è noto, la verità è che al governo in Italia c'è un movimento politico che ha fatto dell'uso politico della paura il proprio principale serbatoio elettorale in gran parte dell'Italia del Nord, e il G8 deve servire anche a loro, per farsi la loro quota di propaganda.
Non sono invece irrilevanti i temi delle altre sessioni, su cui il concerto internazionale serve più delle improvvide iniziative locali: lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata e politiche migratorie. Il problema è sempre che gli andranno a dire i nostri agli altri: che i flussi migratori si fermano con i respingimenti in mare? In violazione del principio di non refoulement e dell'obbligo di prestare asilo ai rifugiati?
Pur tra mille difficoltà, Obama sta cambiando la politica Usa nella lotta al terrorismo internazionale: sta cercando di riportarla sui binari dello stato di diritto, dopo l'ubriacatura ideologica e repressiva dell'Amministrazione Bush. Intanto, in non pochi Stati dell'Unione si stanno mettendo in discussione i fondamenti e le principali aberrazioni delle politiche di sicurezza che hanno dominato gli Usa negli ultimi trent'anni. E Maroni che farà, gli andrà a raccontare che i diritti umani si fermano sulla cresta di un'onda nel mezzo del Mediterraneo? E Alfano proverà a spiegare al suo collega americano la vecchia storia degli atti di inciviltà urbana che preludono al crimine? Come se non fosse proprio quello l'incubo da cui gli Usa cercano di uscire?
La verità è che la politica della sicurezza in Italia, tutta scaricata contro gli stranieri e gli irregolari, è fuori dal mondo tanto quanto offende i diritti umani e le convenzioni internazionali. La mobilitazione dell'associazionismo e del mondo cattolico, l'attenzione severa del Presidente della Repubblica agli episodi di razzismo e alle loro "giustificazioni" istituzionali hanno finalmente schierato l'Italia civile e democratica contro la politica del Governo sulla sicurezza. La prossima scadenza elettorale europea può aiutarci a contestare in sede sopranazionale la politica di chiusura e repressione indiscriminata che il Governo sta portando avanti in Italia. Anche per questo è importante tenere alta la mobilitazione in questi giorni e non mancare l'appuntamento con le urne.

Digg
Del.icio.us
Furl
Yahoo
Technorati
Ma.Gnolia
Smarking
Googlize this
Blinklist
Facebook
Wikio
