Movimento per la Sinistra
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10 Giugno 2009

In marcia l'esercito di Nichi - Sl viaggia con le vele al vento

Scritto da Lello Parise*
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Ricominciamo. Lo dice Nichi Vendola, che dopo avere incassato da queste parti «un'affermazione straordinaria» pari al 7 per cento dei consensi, non ha dubbi: «Questo è l'inizio di un bel cammino». Sinistra e libertà, il movimento fondato dal rivoluzionario gentile solo qualche settimana prima dell'apertura delle urne e alla fine della guerra fratricida all'interno di Rifondazione comunista, viaggia con le vele al vento. E permette a Nichita il Rosso d'ipotecare la candidatura alla presidenza della Regione nel 2010. Non è, questa, un'ipotesi del terzo tipo. Non lo è più, almeno. Prima di ieri, non tutti fra i progressisti davano per scontato il ritorno di Vendola sullo scranno più prestigioso di lungomare Nazario Sauro. La performance di Sl nel tacco d'Italia però, è come se mettesse a tacere gli uccelli del malaugurio. Fanno un respiro di sollievo compagni come Nicola Fratoianni, già segretario di Rifondazione comunista e adesso una delle eminenze grigie di Sinistra e libertà: «Vendola è insostituibile». Va per le spicce l'assessore pugliese all'Ambiente Michele Losappio: «I dati elettorali dimostrano che c'è simpatia e affetto nei confronti di Vendola».

 

Sl canta e suona da sola? Macché. In queste ore il messaggio più incoraggiante nonché significativo, arriva dal Partito democratico. Giovanna Melandri, non lontana dalle posizioni politiche predicate da D'Alema, deus ex machina dei riformisti made in Puglia, da Roma si affretta a spiegare: «Caro Nichi, allestiamo assieme un nuovo cantiere nel Pd. Il tuo buon risultato sancisce finalmente la nascita di una sinistra critica che si misura con la fatica quotidiana del governo. Il cantiere nell'ambito del Pd, deve essere necessariamente aperto a tutte quelle forze che sono alternative a Berlusconi e che vogliono costruire qualcosa di diverso per l'Italia. Perciò» insiste la Melandri «mettiamoci a lavorare insieme».
Il primo che aveva parlato di cantiere era stato proprio Vendola, tutt'altro che tenero tuttavia nei confronti dei Democratici. Il governatore considera il partito di Dario Franceschini uno dei tre sconfitti di questa competizione, con Silvio Berlusconi e il bipolarismo. Perché? «Il Pd ha perso moltissimi voti, soprattutto al Sud. E', secondo me, la sconfitta della vaghezza di chi crede di poter riempire il vuoto a sinistra, ma è innanzi tutto strutturalmente impossibilitato a farlo».

Vendola piuttosto pensa al 10 per cento che i comunisti avrebbero potuto conquistare se Sinistra e libertà nonché Rifondazione e Pdci avessero gareggiato con una sola maglia. Come lui stesso aveva suggerito, ma inutilmente. Questa percentuale comunque, sottolinea «quanto sia indispensabile proseguire nel nostro lavoro, chiedere di continuare a tenere in piedi questo sogno utile che è la ricostruzione di una sinistra sensata, utile, coraggiosa, destinata ad occuparsi di questioni scomode, di coniugare innovazione politica e culturale e progetti autorevoli».
Il cantiere, appunto: «Una mobilitazione che significa accumulo di energie intellettuali e di passioni civili. In particolare tra le giovani generazioni, cioè tra i veri protagonisti della nostra campagna elettorale».

Una campagna elettorale combattuta «a mani nude»: «Senza soldi» puntualizza Vendola. E con la discesa in campo di una sigla - quella di Sinistra e libertà - che aveva «poche settimane di rodaggio». Ecco perché quel 3,1 per cento guadagnato a livello nazionale è «importante», anche se non consente a nessuno dei seguaci vendoliani di fare capolino al parlamento europeo. Questo, nonostante tutto, non cancella per esempio lo strepitoso sprint all'ombra di san Nicola dove, guidati da Nicola Laforgia, quelli di Sinistra e libertà schizzano fino al 9 per cento: non accadeva da mai, ai comunisti. E' un buon auspicio per le regionali dell'anno prossimo? Ad aprile il capo della giunta rossa era stato chiaro: «Nel 2010 non mi tirerò indietro, questo è sicuro». Come stanno le cose, non cambia idea: «No, noi questo cantiere non lo chiuderemo».

*via l'espresso.repubblica.it

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